burst the bubble!
Mostri. Sono sopravvissuto a quattro giorni -pieni in una università internazionale a Ningbo spesi a fare interviste. Un campus universitario costruito nella nuova parte della città, circondato dai cantieri e ruspe che stanno dando vista al nuovo Higher Education Park della regione. Ho alloggiato nel campus, esperienza che mi ha permesso di vedere da vicino la bestia. I prof inglesi, bianchi, vivono in squallide e spersonalizzanti stanze di albergo, mangiano in stronzi stanzoni vuoti che sanno di bestia ammalata. Sembra che condividano tra loro una terribile sofferenza ma senza prestare tra loro troppa solidarietà. La maggior parte di loro vive nel campus, per spersonalizarsi e alienarsi meglio forse. Hanno un colore bianco cadaverico, e sono tristi. Quando ti salutano nella hall vuota dell’albergo la mattina presto o nel tardo pomeriggio lo fanno con un misto di paura, di sdegno nei tuoi confronti e di arroganza. Mangiano in maniera pessima: menu rigorosamente inglese cucinato da cuochi cinesi. Vi immaginate che breakfast possono servirvi? Pasti acidi per la bestia. Sono desolanti e desolati. Sono rifugiati in un mondo che non comprendono, che non parlano e con cui non interagiscono. Living in a bubble.
Vivono della tristezza, del vivere lontano. Una distanza incolmabile, che li fa forse sentire a loro agio. La incomunicabilità e la distanza e` quello che permette loro il proprio status: di stronzi.
Senza passione, senza amore. Tirati a forza per la loro lingua, corpi rancorosi che si muovono per un campus pieno di studenti con le valigie in mano. Siamo infatti vicini al nuovo anno cinese -14 febbraio, e gli studenti stanno ritornando a casa. Nella mia testa le loro valigie sono state un elogio della fuga, dell`abbandono e della diserzione… cosi` mi sono sentito: in fuga, quando ho preso il primo autobus disponibile per Shanghai giusto ieri… Burst the bubble!




